C’è una strada nel bosco
In Spagna, nonostante l’intervento per cento miliardi a favore delle banche del Fesf, il Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria, è ricominciata la fuga dei capitali, che vengono ritirati dai conti correnti e dai portafogli degli intermediari finanziari nazionali per essere esportati in istituti bancari di stati al di fuori dell’Eurozona o in stati dell’Eurozona con la tripla A, come la Germania e la Finlandia ma soprattutto il Lussemburgo (ove vige l’anonimato fiscale). La banca centrale Svizzera, sommersa da ondate di capitali in arrivo dagli stati dell’Eurozona con crisi del debito, sta adottando misure anomale per evitare un rialzo patologico del franco.
9 AGO 20

In Spagna, nonostante l’intervento per cento miliardi a favore delle banche del Fesf, il Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria, è ricominciata la fuga dei capitali, che vengono ritirati dai conti correnti e dai portafogli degli intermediari finanziari nazionali per essere esportati in istituti bancari di stati al di fuori dell’Eurozona o in stati dell’Eurozona con la tripla A, come la Germania e la Finlandia ma soprattutto il Lussemburgo (ove vige l’anonimato fiscale). La banca centrale Svizzera, sommersa da ondate di capitali in arrivo dagli stati dell’Eurozona con crisi del debito, sta adottando misure anomale per evitare un rialzo patologico del franco. Al contrario, l’economia della Spagna, a causa di questa emorragia finanziaria, è in crisi crescente, mentre lo stato e gli enti locali vedono ridursi sempre di più la speranza che le loro emissioni di titoli trovino sottoscrittori domestici. E le entrate fiscali, con la riduzione dei consumi e degli investimenti, tendono a ridursi rispetto alle previsioni.
Lo stato di allarme, a cui sta per giungere la Spagna, non è ancora sentito in misura palpabile dall’Italia, anche perché la struttura bancaria è più solida, le famiglie sono più capitalizzate, il commercio estero va meglio e, comunque, l’esportazione di capitali in Svizzera e in Lussemburgo, che è ripresa in questi ultimi mesi, specialmente mediante operazioni di commercio estero, ha una tradizione consolidata. Inoltre siamo vicini al pareggio del bilancio. Tuttavia, il contagio potrebbe trasmettersi anche all’Italia, soprattutto in relazione all’incognita politica di elezioni anticipate, da cui potrebbero, forse, uscire l’ingovernabilità, un vasto partito anti euro o una coalizione cementata da una patrimoniale. Una delle principali ragioni dell’esodo attuale di capitali dall’Italia è proprio questo timore. Ne consegue che occorre che ci sia la certezza che il governo attuale e la coalizione che lo sorregge durino, secondo il calendario previsto, per tutta la legislatura e che si continuino a fare i compiti a casa: che sono stati solo in parte attuati, come in particolare ha spiegato Enrico Bondi, con riguardo alla revisione della spesa degli enti locali.
Quanto al Pd e al Pdl e all’ex Terzo polo, una volta che la Bce chiarirà definitivamente il suo piano anti spread (lo farà oggi Mario Draghi), sarà compito loro non delegare le riforme solo all’operato del governo ma far sì che da qui alla fine della legislatura vi siano degli interventi coraggiosi dei singoli partiti per tenere la rotta di una strana maggioranza e di uno strano governo: abbattimento del debito, privatizzazioni, revisione della spesa pubblica, nuove liberalizzazioni e possibilmente proposte concrete per alleviare la pressione fiscale. Ieri dal Pdl è arrivato un primo segnale positivo con il documento relativo all’abbattimento sul debito (con relativa proposta del legare l’operazione a una revisione della pressione fiscale). Anche il Pd, specie sul tema delle liberalizzazioni, ha mostrato coraggio nella sua carta d’intenti. Sta a loro oggi portare nuovo ossigeno al governo tecnico. La campagna elettorale, in fondo, può ancora aspettare.